"E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie … la creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura." Albert Einstein

30 maggio 2009

L'insalata russa della (mia) mamma e la mia maionese



Questo piatto è stato realizzato da mia madre.
Mi sono accorta che faccio spesso ricette di mia nonna paterna che era sarda, ma oggi ho pensato di mettere una ricetta che si "usa" molto a casa mia perchè fa parte della tradizione materna, cioè piemontese.

L'insalata russa, come mi racconta mia madre, non mancava mai a casa loro come antipasto nei giorni di festa, soprattutto a Natale.

E' un classico torinese e si fa tutta in casa, niente a che vedere con quelle finte comprate.
La realizzazione è facilissima.

Lessare delle verdure miste (carote, piselli, fagiolini, cavolfiore, peperone, zucchine) tagliate a cubetti, o conunque in piccoli pezzi, in acqua leggermente salata e poco aciduata con aceto bianco, farle raffreddare e unirle a cetriolini sottaceto, capperi e patate lesse, queste ultime in parte tagliate a cubetti e in parte schiacciate con la forchetta.
Amalgamare con un po' di maionese (possibilmente fatta in casa).
A questo punto alcuni aggiungono tonno sott'olio e uova sode, ma quella classica non li prevede.
Mettere il composto in uno stampo e far riposare in frigo.
Al momento di servire si può capovolgere su un piatto di portata (in questo caso è meglio coprire precedentemente lo stampo con la pellicola per facilitare il tutto), oppure più semplicemente servirla così. In ogni caso si deve coprire con altra maionese e decorare con parte delle verdure lessate a cui si possono aggiungere rondelle di uova sode e olive snocciolate e tagliate.

Volendola fare tutta in anticipo si copre con uno strato di maionese, si decora con le verdure a piacere e per non farla rovinare durante il riposo in frigo si copre con della gelatina naturale, ottenuta da un brodo di carne fatto con tagli ricchi di collagene come il muscolo, che la isola dall'aria.
Con la stessa gelatina solidificata e tagliata a cubetti si completa la decorazione.


La maionese fatta a mano:
Preparare la maionese a mano non è difficile ed è abbastanza veloce. Questo è uno dei modi in cui la faccio.
E' meglio, non usare un olio d'oliva dal sapore troppo forte ma scegliere un olio dal gusto più delicato (oppure se proprio non piace meglio usarne uno buono di semi, come quello di mais).
Ricordarsi di usare tuorli d'uova fresche (fredde di frigo o a temperatura ambiente è indifferente).
Per prima cosa quindi controllare lo stato dell'uovo rompendolo in un piatto: il tuorlo deve rimanere ben sodo e non si deve allargare né rompere.
Mettere il tuorlo in una ciotola (meglio se larga) e iniziare a lavorarlo da solo girando semplicemente con il dorso di un cucchiaio, se si usa una frusta non si deve incorporare aria girando troppo velocemente.
Quando inizia a cambiare consistenza (diventa più cremoso) aggiungere un po' di olio a filo o meglio, goccia a goccia. Questa è la fase più delicata della maionese, quindi fare attenzione o una quantità di olio troppo grande tutta insieme la farebbe impazzire.
Lavorare bene girando lentamente fino ad incorporare tutto l'olio e versare altro olio a filo. Ripetere quest'operazione ancora una o due volte, la salsa si stabilizza e non corre più il rischio di impazzire.
Aggiungere olio (almeno 100 gr per ogni tuorlo utilizzato) e lavorare la maionese in modo da incorporare bene i due ingredienti, quando è ben soda aggiungere succo di limone e sale assaggiando fino a raggiungere una giusta consistenza e sapidità.

Volendo si può fare con il frullatore o con il pimer, ma in questo caso si usa l'uovo intero e solo olio di semi perchè l'olio di oliva si scalda con le lame e diventa amaro.
C'è un terzo metodo, a caldo, ma è più lungo e lo descriverò in un altro post.

26 maggio 2009

25 maggio 2009

Da L'Oste della Bon'Ora, Grottaferrata, Roma

Grottaferrata, 15 maggio 2009

Ero già stata a mangiare da Massimo e Maria Luisa, ma ormai quasi 3 anni fa indocasoni e sinceramente in questi anni ne avevo sentito parlare sempre meglio e la curiosità era molta, quindi ho quindi colto al volo un invito e ho constatato di persona che le voci erano vere.
Massimo ci ha accolti con simpatia e calore come suo solito.

Questa la cena.


Antipasto: petto alla fornara, tenero, gustoso e delicato.


Gnocchi alla carbonara


Ravioli di pecorino alla carbonara (ripieno di ricotta e pecorino, guanciale, uovo, pepe e olio extravergine)
(io, ottimi e leggeri nonostante l'accostamento ardito)

Cacio e pepe


Pollo alla Provenzale
(a detta di chi l'ha mangiato molto gustoso)


Coda alla vaccinara
(molto tenera e delicata, unica pecca, avrei preferito il sedano non a pezzi)


Crema Maria Luisa (uova, latte, farina, vaniglia e tanto amore)
l'ho assaggiata, morbida e delicata


Millefoglie con crema, delicato e buono


Tortino al cioccolato che non ho assaggiato, ma alla vista sembrava ben fatto.


Il giorno dopo volevo tornare a correre a Villa Ada e nel dubbio quella sera, aiutata dai commensali, ho fatto scorta di carburante.

1991

e 2001

Invece queste,
a detta dell'Oste la San Faustino meno acida per gli uomini e la Nepi più acida per le donne (era una "battuta" inventata al momento, sue testuali parole ), sono avanzate, soprattutto quella degli uomini!!
Quella sera 36 € vini esclusi
Un ottimo indirizzo poco fuori Roma.
Il consigio che vi do è: contenete le chiacchiere del simpatico Massimo o si scorderà di portarvi i biscottini con il vino dolce che vi ha promesso, sommerso dalle sue stesse battute.
Bellissima serata tra buon cibo, ottimo vino e chiacchiere divertenti, un grazie a Massimo e Maria Luisa e ai miei commensali.


L'Oste della Bon'Ora
Via Cavalieri di Vittorio Veneto, 133
00046 Grottaferrata
RM

Telefono
06.9413778
Cellulare
339.2325158
mailto: loste@lostedellabonora.it

http://www.lostedellabonora.com/

20 maggio 2009

Sas limbas e cane (lingue di cane)


Da bambina ogni volta che andavo in Sardegna era per me un'occasione per vedere quello che faceva mia nonna paterna in cucina, praticamente di tutto: pane, salsicce, formaggio, ravioli e tanto altro
Forse è lì che mi è nata la curiosità per la cucina.
Spesso guardavo solamente mia nonna cucinare ma molte volte la aiutavo o io credevo di aiutarla, ma in ogni caso mi permettevano di partecipare.
Una delle cose più belle che ricordo era quando si faceva il pane. C'era un lievito madre che girava di casa in casa e le donne si riunivano intorno a un tavolone di legno, a turno in casa di una o dell'altra, a panificare.
Ricordo che già a 5 anni io ricevevo il mio piccolo pezzo di impasto da lavorare e alla fine a volte facevo il mio pane che veniva cotto insieme agli altri nel forno del paese.
Ricordo ancora i sapori e gli odori, il profumo del pane appena cotto e dei biscotti cotti "alla sfornatura del pane".

In occasione del concorso di Sandra, "Inventa la ricetta", mi è venuto in mente una cosa che preparava spesso mia nonna e che a me piaceva molto e non avendo più mia nonna a disposizione l'ho reinventata basandomi sui miei ricordi di bambina.

Sas limbas e cane, le lingue di cane.
Un piatto semplicissimo della cucina logudorese, ma che è sconosciuto a molti.

Per molti la cucina sarda si riduce a pane frattau, gnocchetti, ravioli, porcetto e seadas.
O poco altro.
Tutte cose ottime ma c'è molto di più e questa ricetta ne è un esempio.
A volte sono ricette povere, altre sono più ricche.
E ogni zona ha le su e ricette o varianti, questa è una ricetta del Logudoro.
Ed è una ricetta di quelle semplici, ma non si faceva spessissimo e quando succedeva era una festa.

Partiamo dagli ingredienti, per ogni persona:

semola rimacinata di grano duro 100 g (io ne avevo ancora un po' di quella sarda)
acqua 50g (circa)
sale un pizzico

olio aglio prezzemolo peperoncino pecorino sardo

La preparazione è semplicissima.
Impastare la semola con l'acqua tiepida salata aggiungendola poco per volta e lavorando molto. Si deve procedere in questo modo perché se si aggiunge tutta l'acqua in una volta la semol a fa effetto segatura e l'impasto non si lega.
Ho indicato una quantità approssimativa di acqua perché non tutte le farine sono uguali. Il risultato finale deve essere un impasto della consistenza di quello della pizza in teglia, quindi abbastanza morbido ma ben legato.
Mettere a bollire l'acqua e nel frattempo procedere con olio, aglio e peperoncino come per una normale ajo e ojo e peperoncino.
Quando l'acqua bolle, salarla e con le dita bagnate d'acqua prendere piccole quantità di impasto, appiattirle come se fossero straccetti (o orecchiette schiacciate) e gettarli nell'acqua.
Procedere così fino alla fine e a mano a mano che vengono a galla tirarli su con una schiumarola, condirli con l'olio (togliendo lo spicchio d'aglio), il peperoncino, il prezzemolo tritato fine e se necessario mantecare con poca acqua di cottura.
Servire con pecorino sardo grattugiato.

Questa ricetta, se ancora non si fosse capito, concorre per la sezione La cucina dei ricordi e in palio c'è il libro La cucina di casa mia di Guido Tommasi Editore.


17 maggio 2009

Pasta polpo e patate


Sono stata un po' assente dal blog, da tutti i blog. Comtinuo a leggere e scrivere poco, ma cucino anche poco. Un po' il caldo e un po' la mancanza di stimoli di vario tipo e altri motivi tra cui non ultima la dieta. Ma qualche piatto saporito me lo concedo, magari poco ma di gusto.
Questo è uno degli ultimi, approfittando della presenza di un invitato poco esigente.
Avevo lessato un polpo in un court boullon acidulato con pochissimo aceto di mele e in cui avevo messo una carota, sedano, grani di pepe, alloro.
La mia intenzione era di fare un carpaccio di polpo invece alla fine l'ho usato per condire la pasta e per un'insalta con le patate. Molto più banale, ma era così buono e tenero che non ho resistito.
Questa ricetta mi è stata consigliata anni fa da un'amica di Bari. La versione originale prevede l'uso della pasta calamarata di Setaro e dei calamari, io ho usato gli spaghetti quadrati del cav. Cocco che tengono benissimo la cottura, e che lui chiama linguine (?).

2 patate medie
½ kg polpo
100 g spaghetti
olio, aglio, peperoncino, prezzemolo.

Lessare le patate a metà cottura, ridurle a cubetti e soffriggerle in qualche cucchiaiata di olio, senza farle colorire troppo.
In un’altra padella soffriggere il polpo precedentemente lessato e tagliato a rondelle in olio, aglio e peperoncino.
Cuocere la pasta, scolarla e unire sia le patate che il polpo, spadellando insieme per far amalgamare i sapori.
Versare nel piatto da portata e cospargere con un po’ di prezzemolo tritato.

12 maggio 2009

Vitignoitalia e Wine&theCity a Napoli




Dopo il post di Lydia, vi segnalo anche io queste manifestazioni molto interessanti che si terranno a Napoli a maggio.


Copincollo il comunicato stampa che ho preso da Tzatziki a colazione

Vitignoitalia: 5000 vini al castello. E la città anticipa con Wine&TheCity
12 > 16 maggio e 17 >19 maggio 2009

Napoli, CASTEL DELL’OVO

Quattrocento cantine da tutta Italia e tre giorni di incontri e degustazioni per la V edizione di Vitignoitalia. E nei 5 giorni precedenti il salone, boutique, gioiellerie, enoteche, gallerie d’arte e design, alberghi partecipano al Fuori salone con Wine&theCity.

A Napoli per incontrare 5000 vini italiani, per degustare rossi, bianchi, rosati, passiti, crus e bollicine autoctone. Succede dal 17 al 19 maggio negli spazi storici del Castel dell’Ovo sul lungomare partenopeo per la V edizione di Vitignoitalia il Salone del vino da vitigno autoctono e tradizionale italiano. Un appuntamento ormai fisso nelle agende dei wine lover, primo al centro sud per qualità, numero e profilo delle cantine partecipanti. Oltre la soglia del trecentesco maniero sull’acqua inizia il percorso di vini e vignaioli: 400 cantine da tutta la Penisola presentano al grande pubblico le proprie produzioni. Partecipano i grandi nomi del vino italiano, ma anche piccole cantine con vini di nicchia. Un panorama unico in una location che non ha confronti per la suggestione. A completare la tre giorni di degustazioni è un ricco calendario di eventi ed incontri e la lounge gourmet di Cooking For Wine curata da Luigi Cremona con il tradizionale show-cooking di grandi chef d’Italia. Vino, gastronomia, wine business e tanto altro ancora. Nei 5 giorni precedenti il salone si svolgerà il “Fuori Salone Wine&TheCity”: un percorso diffuso nella città con happening, concerti, mostre e degustazioni sparse nelle boutique, gioiellerie, enoteche, ristoranti, alberghi e gallerie d’arte e design. Un itinerario insolito e vivace che coniuga vino e design, arte e moda, bellezza e gioielli: tutto all’insegna del buon bere italiano.

Wine&theCity fuori salone a Napoli, varie sedi dal 12 al 16 maggio

Vitignoitalia a Napoli Castel dell’Ovo dal 17 al 19 maggio


Col patrocinio e la collaborazione di Regione Campania – assessorato all’agricoltura e alle attività produttive; Comune di Napoli – assessorato al turismo e ai grandi eventi.

http://www.vitignoitalia.it/

http://www.wineandthecity.it/

09 maggio 2009

Silvia Fontana e John Zimmerman al Palaghiaccio di Marino ne "Il giro del mondo sul ghiaccio"









Altri video saranno caricati nei giorni seguenti.

Venerdì 8 maggio 2009 ho assisitito allo spettacolo "Il giro del mondo sul ghiaccio" presso il Palaghiaccio di Marino con la partecipazione degli atleti dell'avviamento all'agonismo della società Axel Roma.

Dopo l'esibizione dei piccoli pattinatori quando il "giro" è arrrivato in Italia, è stato rappresentato un pezzo tratto da Rugantino, la famosa maschera romanesca dell'omonim a commedia rappresentat per molti anni al Sistina di Roma. Questo atto è stato interpretato oltre che dagli atleti dell'agonismo anche da Silvia Fontana campionessa italiana e atleta olimpionica e da John Zimmerman, atleta olimpionico e medaglia di bronzo ai Mondiali 2002.
La manifestazione era patrocinata dalle amministrazioni comunali delle città di Marino e Ciampino e dalla Regione Lazio.

Fonte: ASD Axel Roma, http://www.axelroma.it/

08 maggio 2009

Ecco il vincitore del concorso "Ci piace un sUcco"

Ce l'abbiamo fatta, dopo discussioni, riunioni plenarie, notti insonni, votazioni e conti lunghissimi abbiamo deciso all'unanimità che il vincitore del concorso indetto da Giovanna e Lisa su Lost con la collaborazione di Lydia, di Roberto e in minima parte mia, è:


Bravissimo e tanti complimenti!!! A lui va il premio messo in palio da Villa Matilde!


E questa è la sua ricetta:





CARRE’ DI MAIALE AFFUMICATO IN AGRODOLCE

Prima di tutto è necessario procurarsi il maiale affumicato, che in genere si trova in gastronomie fornite e in qualche macelleria "particolare" (una a caso per esempio....) :) I più intraprendenti potrebbero provare da soli ad affumicare (esistono vari tipi di barbeque che hanno questa funzione) ma forse non si otterrebbe lo stesso risultato (anche se questi attrezzi mi hanno sempre incuriosito..)
Ma veniamo alla ricetta: come dicevo una volta preso il carré affumicato è meglio disossarlo (o farlo disossare dal macellaio) per poi rimontarlo sull'osso e rivestire le "costicine" con l'argento. In questo modo la carne resterà saporita (grazie all'osso) ma sarà molto più facile tagliarlo quando si porterà a tavola, e oltretutto è anche un bel modo per presentarlo.
Una volta sistemato in questa maniera, si può cuocere in una capiente casseruola, sulla quale metteremo 2 cucchiai d'olio per far rosolare il carré e fargli prendere un bel colore.
Dopo circa 10 minuti può aggiungere il succo (filtrato) di due arance e un limone. Lasciare sobbollire finché non si crea un bel fondo denso.Se si desidera un effetto più "convincente" si può aggiungere anche un cucchiaio di melassa (o miele in alternativa).
Prima di questa operazione è comunque consigliabile assaggiare spesso il fondo in quando a seconda degli agrumi potrebbe risultare troppo dolce o troppo aspro. Attenzione all'equilibrio gustativo. Non ho parlato di sale, pepe, aglio e cipolla (e spezie in genere) poiché questo tipo di carne è già saporito e speziato di suo, ogni aggiunta danneggerebbe la ricetta.
Come accompagnamento ho scelto la tipica verdura che si sposa molto bene con il sapore maiale affumicato, ovvero i crauti (in salamoia) che ho fatto riprendere in padella con poco olio e alcune bacche di ginepro.

Stefano, la mia vita tra la carne



Io ringrazio Stefano, ma non perché ha salvato amicizie pluriennali. Si vede che le amicizie c'erano ed erano vere, anzi ci sono e sono vere.
Lo ringrazio perché ha consolidato queste amicizie e ci ha confermato quello che già sospettavo.
Che alla fine delle votazioni una sola ricetta avrebbe avuto sicuramente il voto di tutti e infatti ci siamo trovati tutti d’accordo su Stefano.
Forse non è la migliore in assoluto, per qualcuno, ma è l'unica che è piaciuta a tutti.

Ecco anche il pdf scaricabile qui

Per finire anche io ringrazio tutti i partecipanti, alcuni con ricette molto invitanti ed originali.

04 maggio 2009

Animelle in crosta di sesamo con carciofi fritti.





E mentre c'è chi si mangia un hamburger da 250 g (se dice che erano solo 200 g non gli credete) io mi mi sono fatta du' animelle (di agnello)...
Poi mi lamento che sto trascurando il blog!
Te credo.
Non cucino.
Quindi non posto.
Se cucino non è per me.
Quindi posta qualcun altro.
Se cucino con qualcuno che non ha un blog non posto.
E al massimo faccio la lavapiatti.
E tanto per finire in bellezza se mi azzardo a fare qualcosa non mi piace esteticamente e le foto mi piacciono ancora meno.
Però siccome queste animelle erano buone metto la foto meno brutta tra quelle che ho fatto.
Il merito è prima di tutto di Stefano che mi ha portato un po' di animelle freschissime che aveva staccato lui da un paio di agnelli arrivati la mattina stessa. Io le ho solo pulite e lavate, ho tolto la pellicina che le avvolge. Poi le ho passate nei semi di sesamo e le ho scottate velocemente in padella con pochissimo burro.
Nel frattempo ho pulito un paio di carciofi romaneschi a cui ho tolto con cura la barba o fieno (sono gli ultimi), li ho tagliati finissimi con la mandolina e li ho fritti tutti insieme in un po' di olio evo in modo che rimanessero un po' croccanti e in parte morbidi.
Ho salato tutto alla fine (poco sale).
Tutto qui, non è questa gran ricetta, ma le animelle fanno parte della tradizione della cucina romanesca del quinto quarto, anche se con qualche modifica, e meritano.
5 secondi in bocca
5 minuti nello stomaco
5 ore sui fianchi...
dicono (inventata or ora).